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mercoledì 6 aprile 2011

GEEK vs NERD

 Domando scusa. Invoco la Pietà dei Nerd.
Nel post precedente ho parlato di nerdismo orgoglioso in riferimento a questa folgorante collaborazione Apple / Playmobil (http://freshbasileveryday.blogspot.com/2011/04/hi-tech-kids.html); in verità avrei dovuto parlare di geek.
Dal Verbo di Wikipedia:

Geek:(pronuncia: /ɡiːk/) è un termine di origine anglosassone, indicante una persona affascinata dalla tecnologia. Il significato di geek non coincide con quello di nerd, avendo una connotazione positiva almeno tra coloro che si fregiano del termine e amano etichettarsi in tal modo.
[…]Esistono diversi tipi di geek. Il geek informatico è il più noto, ma per estensione ogni campo di studi e molte realtà culturali hanno i loro geek. Per esempio esistono geek in politica,geografia, scienze naturali, musica, storia, linguistica, sport, ma anche tra i giocatori di ogni genere, tra i radio-amatori, tra i fruitori di anime e manga (rispettivamente animazione e fumetto giapponesi), più spesso detti otaku, tra gli appassionati della serie televisiva Star Trek, chiamati trekkie o trekker, e in molti altri ambiti ancora.

                     

Quindi, mi scuso con gli amici nerd, ai quali dedico questo spezzone tratto da un masterpiece degli anni ’80.

                        

lunedì 4 aprile 2011

HI-TECH KIDS

In questi tempi di Big Bang Theory e nerdismo orgoglioso. ho avuto un' ulteriore dimostrazione di quanto  Apple sia ormai prossima alla beatificazione; a dimostrarlo una clamorosa joint venture con il mondo Playmobil.

N.B. Prego notare la figura del guru Steve Jobs con lupetto nero e jeans d'ordinanza e -chicca tra le chicche - la presenza di monopattini ipertecnologici  e sicuramente molto ecologically correct.










lunedì 28 marzo 2011

creATTIVITA' (???)

Questo post avrebbe la dichiarata intenzione di stimolare una riflessione, un dibattito sull'insegnamento all'interno delle facoltà di architettura, design, arti applicate.
Dopo esserci imbattuti in questo blog ad opera di Robert Janson, (http://jansonrobert.blogspot.com/) abbiamo constatato per  l'ennesima volta come, sempre più all'estero e sempre meno in Italia, la sperimentazione sul campo sia considerata sempre più un lusso. Una zavorra in alcuni casi; sia essa tecnica, artistica, concettuale.
Quasi come se una bolla invisibile delimitasse il sapere/vedere dallo sperimentare/vivere. 

Alla Lund School of Architecture (Svezia) evidentemente la pensano in maniera differente, come dimostrano le immagini scattate durante un workshop sull'utilizzo di materiali poveri, di fortuna, come forme di sperimentazione architettonica.

Gli studenti della Technische Universitat Darmstadt, Germania, hanno invece sviluppato un progetto per una casa passiva con sistema di fotovoltaico/ solare termico integrati. E il team di universitari ha vinto il primo premio per la Decathlon Competition.




Sinceramente ho provato molta invidia nei confronti di questi studenti - ma gli esempi, dalla Korea, alla vicina Spagna, sono veramente tanti e diversificati.
E se anche in Italia cominciassimo a pensare al fare come ad una fase dell 'apprendere? 


domenica 27 marzo 2011

La libertà di "Lusso"

Da qualche giorno nella città di Pechino non è più possibile utilizzare la parola "lusso" nei manifesti e nelle campagne pubblicitarie  promosse nella città. Si dice sia per evitare di creare aspettative  -inevitabilmente tradite- nei compratori delle migliaia di nuove abitazioni  che si propongono sulla carta come lussuose e altolocate mentre in realtà sono tutt'altro. La galassia di brand occidentali, che in Cina guadagna sempre più addicted e affezionati, non potrà più fregiarsi della parola e dell'universo semantico legato alla parola lusso. Concentrato di significati e valori a cui i sempre più numerosi nouveaux riches cinesi ambiscono e che i prodotti del fashion e del design occidentali rappresentano e di cui sono strumento ostentativo per dirla come Veblen. Forse è per questo che tra i maggiori nuovi collezionisti di arte compaiono sempre più cognomi cinesi. Oltre la moda, il design, l'arredamento e le automobili il vero lusso è possedere un'opera d'arte, unica o quasi. I nuovi milionari e miliardari cinesi imitano i consumi dei loro "compagni" (parola forse non troppo comunista per questi ragazzi nati all'alba della rivoluzione culturale) europei e americani. 
Dopo la censura sui concetti di democrazia e libertà, dopo le omissioni e i tagli sulle vicende dei monaci buddisti in Tibet anche il lusso finisce sotto l'accusa della commissione censoria cinese. 

venerdì 25 marzo 2011

PET (in) ARCHITECTURE

Alcuni anni fa, In Giappone prima e in Italia mai, usciva un libro, intitolato Pet Architecture, scitto da Yoshiharu Tsukamoto, membro fondatore dello studio di Architettura Atelier Bow wow ( http://www.bow-wow.jp/).



Il testo (per lo più in giapponese ma ricchissimo di immagini) mostra quella pet architecture che di Tokyo, ed in generale dell’architettura urbana in Giappone, è componente fondamentale. Architetture domestiche, fragili e stoicamente provvisorie che sono (micro)tessuto connettivo delle città.


  
                                                    

E, per estensione , si può parlare di pet architecture anche guardando le vending machine giapponesi,presenti ovunque e simbolo della frammentarietà della città stessa.



Scrivo tutto questo non per fare una tarda recensione di un libro comunque interessante ma perché stuzzicato da una nuovo filone della fotografia per l’architettura; una Pet Architecture dove i nostri simpatici pet esplorano edifici patinati, nello stesso modo in cui le scimmie di 2010 Odissea nello spazio guardano il monolite nero.




mercoledì 23 marzo 2011

Il Taglio della Torta



Sinceramente continuo a preferire le torte di compleanno di una volta.
Quelle con le candeline azzurre, o rosa, che si spegnevano ancor prima dei nostri soffi furiosi. 
Quelle che mostravano chiaramente le ditate colpevoli degli invitati che, tra una ciliegia candita e una fogliolina commestibile, bramavano il taglio della torta.



E qui? Chi taglierà la torta? C'e in sala un coraggioso iconoclasta? O sarà invece il Maestro a of-fendere la sua stessa opera?

Buon Compleanno Signor Frank, 
anche da chi ammira senza essere devoto

giovedì 17 marzo 2011

Buon centocinquantesimo

Giovanni Fattori, Soldati francesi, 1859





Tripudio di tricolori, busti, tele e cartoline che ci ricordano l'anniversario risorgimentale.





Ma chi ci ha fornito l'iconografia per celebrare la nascita della nostra Italia?





Artisti purtroppo non abbastanza conosciuti come Gerolamo Induno, Michele Cammarano, Eleuterio Pagliano, Sebastinao De Albertis Gottardo Valentini parteciparono direttamente alle guerre d’ indipendenza o alla campagne garibaldine, conoscendo in prima persona la vita da soldato, altri furono chiamati in qualità di pittori ufficiali e “reporter di guerra” a rappresentare dal vivo i fatti bellici, come ad esempio Giovanni Fattori. Nella metà del XIX secolo non esisteva in Italia, a differenza della Francia, uno specifico genere per rappresentare scene di battaglia contemporanea, la realtà veniva trasfigurata nel mito o nella storia (il classicismo è sempre la nostra fortuna e la nostra condanna, artisticamente parlando). Furono proprio questi artisti ad inserire nelle proprie opere il popolo, anonimi soldati che combatterono e sacrificarono la vita in nome dell’unità italiana. Membri dell’esercito piemontese, bersaglieri, garibaldini, volontari senza nessuna divisa che combattono con un solo scopo: l’Italia unita. La retorica tipica della tradizionale pittura storica, che mette in scena come su un palco il culmine della battaglia, il momento di massimo eroismo, scompare progressivamente e lascia spazio a una sincera partecipazione da parte del pittore che preferisce lasciare sullo sfondo i fumi della battaglia e raccontare con inedito realismo i dolori, i sentimenti e la gloria di coloro che la Storia non ricorda per nome. Alcuni di questi pittori sacrificarono la loro vita durante le campagne in nome dell'ideale patriottico, ed è chiaro quindi lo sforzo e il pathos dentro queste opere. 
Le fisionomie dei soldati di Gerolamo Induno sono rese con intenso naturalismo, carico ed espressivo. Sono gli stessi volti e gli stessi tratti che compaiono nella coeva pittura di genere, ma sono dotati ora di un'inedita dignità. 
Tra gli umili nuovi protagonisti delle tele compaiono sempre più frequentemente coloro che, pur non partecipando fisicamente agli scontri, rappresentano l’altra faccia del Risorgimento italiano: le famiglie dei soldati, ritratte durante le attese, le preghiere o le letture dei bollettini di guerra. Le donne sono il soggetto preferito di molto artisti. Donne che sono le madri e le mogli d’Italia, la fertile ricchezza della nazione che, trasfigurate, diventano la Nazione stessa. Donne che nel rispetto dei ruoli di genere compiono il loro dovere patriottico cucendo bandiere tricolori, coccarde o camicie rosse. Donne che, come al solito, sono anche vittime inconsapevoli della violenza, una su tutte La Tresteverina Uccisa di Induno.
Gerolamo Induno, La partenza dei circoscritti, 1866
Gerolamo Induno, La battaglia di Cernaja, 1857
Odoardo Borrani, La veglia, 1880
Gerolamo Induno, Ascoltando la lettera del giorno, 1864
Michele Cammarano, I bersaglieri alla presa di Poarta Pia, 1871
Gerolamo Induno, Trasteverina uccisa da una bomba, 1850